ARMòNIA proposte culturali
ARMòNIA proposte culturali 

STAGIONE 2018 - 2019 ARMòNIA

Circolo della Scranna - c.so Garibaldi 80 Forlì

Un pianoforte che ti strega!

LUIGI TANGANELLI

Un ponte tra il Classico e il Moderno: la genialità.

La musica non ha confini e abbatte le distanze: un concerto di artisti tanto lontani quanto grandi. Si riparte con una stagione artistica che lascerà il segno.

 

      Musicoterapia:

una strategia sociale.

Chi si occupa di musica, ascoltando, suonando ed insegnando, conosce bene i benefici che trae lo spirito quando entra in contatto con un universo che prescinde dalle condizioni fisiche, di età, di genere, da quelle sociali e cioè geografiche, culturali ed ambientali.

Si parla spesso di un mondo oltre la morte e c’è chi racconta di essere “tornato” da un coma che sembrava “irreversibile”. Si racconta di tunnel, di spazi azzurri, di levità e di benessere. La scienza, ancorchè supportata di recente da strumentazione digitale che consente di mappare il cervello, di seguirne l’attività chimico-elettrica, e parliamo di neuroimaging, non è tuttavia riuscita ancora ad acquisire attendibile riscontro oggettivo a quei racconti. Tuttavia, è un fatto ormai pacifico che tutti i narrati riferiti dai sopravvissuti, o meglio:  quelli che raccontano di essere “morti”, per poi tornare “vivi”, hanno il denominatore comune del “benessere”. Parlano di uno “stare bene” superiore e particolare, uno stato di estasi che taluni paragonano a quello dei drogati. Non a caso si parla di stato allucinatorio.

Orbene, senza tentare apodittici paragoni, la condizione di chi ama la musica, la produce o la insegna, è sicuramente quella di un benessere estatico  ed è pur vero che, nei casi eccessivi, esso può portare alla dipendenza. Sempre per stare a quanto sostengono gli psichiatri, la dipendenza insiste sempre sulla stessa area del cervello. E ciò sia se essa venga generata dalla ludopatia, sia che provenga dall’alcol, che dalla droga a da altre forme di assoggettamento della persona.

La differenza consiste, ovviamente, dal fatto che talune dipendenze comportano gravi effetti collaterali ed altre invece generano passioni che producono benefici.

Poiché alcune dipendenze sono incompatibili tra loro (prodigalità e cupidigia), ed altre invece si attraggono (ludopatia ed alcol o acol e fumo)  e comunque tutte provengono da un primitivo stato di disagio direttamente collegato alla “compressione” della umana e fisiologica “espressione”, ne consegue, logicamente ancor prima che scientificamente, che una forma espressiva possa funzionare terapeuticamente per curare una dipendenza o un’altra patologia sensibile all’antidoto musicale.

E’ noto, infatti, che la fanfara infiamma l’anima, il violino l’ammali, la tromba lo sproni e così via.

Senza dunque invadere il campo specifico dei neuroscienziati che studiano il metodo, mi limito a considerare gli effetti benefici che la musica genera sia sui depressi e sia sulle persone che godono ottimo stato di salute psico-fisica.

La didattica musicale, poi, genera sicuramente nel docente la stessa soddisfazione che prova il donatore di sangue ma anche il medico curante o il padre confessore che assolve e libera dai peccati.

La musicoterapia è un campo medico che si sta facendo sempre più strada e c’è da augurarsi che la diffusa e insistente diffidenza che la circonda, e che piuttosto vuolsi essere generata dalla scarsa conoscenza dei parametri scientifici ed oggettivi sui quali poggia, si diradi totalmente facendo strada alla prevenzione.

Un buon concerto ascoltato in compagnia, ancor più se seguito da un calice saluberrimo, utile a discutere sulle sensazioni provate in sala, aiuta la socializzazione e quindi quella preziosa relazionalità umana che allontana la solitudine e quindi la malinconia, l’una e l’altra, spesso, generatrici di quel male del secolo che suole genericamente e impropriamente chiamarsi –depressione-.

                                                                                             Filomena de Pasquale      

Musicoterapia: il potere curativo della musica

La musica è in grado di cambiare e migliorare il nostro umore. Infatti, a seconda del tipo di musica che stiamo ascoltando possiamo rallegrarci o rilassarci. Tutto dipende dalla velocità e il tipo di musica che si sceglie.

La musica come ben sappiamo è anche un ottimo mezzo di espressione, un buon modo per trasmettere ciò che sentiamo senza utilizzare parole o immagini.

Dal punto di vista fisiologico, la musica influenza il nostro battito cardiaco, accelerandolo o rallentandolo a seconda delle canzoni che stiamo ascoltando. Questo significa che il ritmo musicale influenza anche la pressione sanguigna, così da stimolare o calmare il nostro organismo in base al tipo di musica.

La guarigione e gli effetti della musica

Ci sarebbero testimonianze di persone con malattie gravi (es: cancro avanzato), che quindi soffrivano di forti dolori in alcune parti del corpo, le quali grazie alla musicoterapia riuscivano a sopportare il male poiché ascoltare un certo tipo di musica procurava loro sollievo.

La musica sarebbe anche molto utile per combattere la depressione visto che è in grado di farci cambiare umore. E’ uno strumento potente e sicuramente varrebbe la pena approfondire gli effetti benefici per l’organismo. Sappiamo ad esempio che la musica classica stimola il nostro cervello tant’è che molti artisti l’ascoltano per ispirarsi (es: per dipingere un quadro).

L’utilizzo della musica per stimolare il cervello o l’organismo non è così recente come si può pensare. Infatti sappiamo che fin dai tempi della Magna Grecia molti filosofi storici e scienziati, utilizzavano la musica come agente terapeutico. Più di 2.500 anni fa il filosofo greco Pitagora consigliò di cantare e suonare uno strumento musicale possibilmente ogni giorno per liberare il corpo dalle paure, preoccupazioni e rabbia.

La musicoterapia moderna ha origini inglesi. Da quel che ne sappiamo il testo più antico fu scritto da un medico di nome Richard Browne pubblicato nel 1729. Questo lavoro intitolato “Medicina Musica” che applicava alla musicoterapia i principi scientifici recentemente sviluppati dal matematico e filosofo René Descartes, ebbe un grande impatto sulla pratica della musicoterapia negli Stati Uniti.

Effetti fisiologici della Musica

Oggi sappiamo che la musica ha una serie di effetti fisiologici. Influisce sulla frequenza respiratoria, pressione arteriosa, le contrazioni dello stomaco e livelli ormonali. Le frequenze cardiache vengono accelerate o decelerata a seconda dei casi, ed è anche noto che la musica può alterare i ritmi elettrici del cervello.

Per esempio se chiudiamo gli occhi e ascoltiamo per pochi minuti alcuni suoni prodotti da martelli, gocce di pioggia, risate di bambini, un’orchestra sinfonica, etc. Secondo la musicoterapia questo potrebbe influenzare positivamente o negativamente la nostra salute.

I musicoterapisti utilizzano il suono per aiutare persone con diversi problemi, che vanno dal morbo di Alzheimer a semplice mal di denti. I medici conoscono il potere del suono, e i ricercatori hanno fornito la prova della capacità della musica nell’alleviare il dolore, migliorare la memoria e ridurre lo stress.

Due possibili spiegazioni

Ci sono due interpretazioni alternative della musicoterapia. Entrambe possono essere corrette. La prima sostiene che la musica ha un effetto positivo sul nostro sistema nervoso. Questa interpretazione deriva da uno studio della University of California, nel quale è stato sperimentato che i bambini esposti alla musica di Mozart, prima di un test di intelligenza dimostrano un miglioramento del punteggio. I ricercatori hanno concluso che la musica di Mozart attiva percorsi neurali che si traducono in un miglioramento della capacità intellettuale. Anche se questo effetto è transitorio alcuni ricercatori sostengono che un certo tipo di musica influisce positivamente nel cervello di chi l’ascolta. Quindi, sostanzialmente una certa dose di musica giornaliera avrebbe effetti positivi sul sistema nervoso.

L’altra possibilità sarebbe che la musica agisce come distrazione. E’ noto che la distrazione può avere effetti positivi sulla percezione del dolore. Infatti più pensiamo al dolore e più questo peggiora (effetto placebo), quindi tutto ciò che distoglie la nostra attenzione può alleviare la nostra percezione del dolore. Certamente la musica può agire e distrarre l’attenzione da fatti spiacevoli. Tuttavia, secondo molti studiosi la musica ha anche la capacità di evocare sentimenti e stati d’animo che possono essere di grande aiuto per controllare non solo il dolore, ma la paura e l’ansia che accompagnano e aggravano la percezione. Questa nozione sembra semplicistica. L’idea che le terapie di distrazione producano questi effetti alleviando quindi il dolore, non è del tutto corretta. Molte persone lavorano e studiano meglio con un sottofondo musicale e probabilmente esiste una spiegazione neurologica per gli effetti della musica. Forse non è un linguaggio universale, ma sicuramente è in grado di modificare il nostro stato d’animo. L’uso di suoni rilassanti sembra avere un effetto simile alle vitamine che introduciamo nella nostre diete.

 

Musica per diversi mali

Diversi studi hanno dimostrato che la musica ha la capacità di ridurre l’ansia e la sensazione di dolore. E’ stato condotto uno studio su 38 pazienti che si sono presentati a un pronto soccorso con lesioni che richiedevano punti di sutura. Questi sono stati divisi in due gruppi, dove uno di questi si è trovato a sua insaputa in una sala con della musica di sottofondo mentre veniva sottoposto a procedure chirurgiche. In questo test è stato constatato che i pazienti che ascoltavano la musica lamentavano meno dolore durante l’intervento rispetto l’altro gruppo.

Recentemente è stata utilizzata la musicoterapia come mezzo per alleviare l’ansia dei pazienti che devono sottoporsi a qualsiasi procedura chirurgica. Pare che i pazienti che ascoltano musica prima, durante e dopo la loro esperienza di chirurgia, provino meno dolore e ansia, quindi sono necessari meno farmaci e recuperano più velocemente. La musica in questo caso armonizza un’ambiente (sala operatoria) che normalmente trasmetterebbe ansia ai pazienti. E non è tutto. In un recente studio si è scoperto che trasmettere la musica in sala operatoria riduce del 50% il numero dei sedativi richiesti per i pazienti. Addirittura (e non credo ci stupisca più di tanto) un altro studio ha stimato che la musica è efficace come 2,5 milligrammi di Valium.

La musica influirebbe positivamente nei pazienti che soffrono di Alzheimer. E’ stato scoperto che questi pazienti traggono beneficio sia ascoltando che suonando un qualche strumento. I benefici della musicoterapia per questi pazienti sono diversi. È possibile migliorare l’umore e ridurre la necessità di farmaci. Può anche stimolare parti del cervello per aiutare a prevenire o ritardare il deterioramento dello stesso.

Sembrerà incredibile ma in uno studio condotto in Cina su 76 pazienti schizofrenici, si è constatato che dopo un mese i pazienti trattati con musicoterapia hanno mostrato meno sintomi migliorando la loro capacità di comunicazione e mostrando più interesse per le attività esterne.

La musicoterapia può aiutare le persone che soffrono di depressione. In uno studio condotto con 30 persone anziane che soffrivano di questo disturbo sono stati esaminati gli effetti della musicoterapia sui loro stati d’animo. Si è riscontrato che i pazienti trattati con questa terapia consistente in sedute settimanali tenute nella loro casa, hanno ottenuto punteggi più alti nei test standardizzati sulla depressione. Inoltre, questi pazienti hanno riferito di sentirsi meno stressati. Quindi coloro che si sono prestati alla musicoterapia hanno avuto un miglioramento dell’umore e una maggiore autostima.

Ma la musicoterapia non è utile solo in caso di malattia. Ad esempio, è stata anche utilizzata come parte della preparazione su donne in gravidanza. In questi casi, ha prodotto un atteggiamento mentale positivo, aiutando il rilassamento e richiedendo così, meno farmaci.

Per concludere, la musica è diventata non solo una fonte di piacere, ma anche una fonte inesauribile di salute e benessere, se utilizzata nel modo giusto.

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IL PROVINCIALE - Anno IV n. 11 Novembre 1993 Foggia

SE I BILANCI HANNO UN SENSO

In qualche angolo della memoria, giaceva impolverata la nozione scolastica sulla storia del tempo. La vicinanza di mio figlio alla quarta elementare e la sua richiesta di aiuto nel ripasso delle nozioni sui Sumèri hanno risvegliato il ricordo delle abilità di quel popolo che prese a misurare il gioco della luce e della notte e quindi dello scorrere del tempo. I nevrotici contabili di oggi, alle annualità hanno accoppiato il calcolo della rendicontazione, cosa ben lontana del bilancio morale che a fine anno ci sollecita il sacerdote sull'altare. Insomma, mi sono ritrovata a chiedere a me stessa cosa stia facendo ora, cosa facevo ieri e cosa intendo fare domani. Partendo dall'ultimo quesito, un senso di smarrimento dovrebbe prendermi a sentire le notizie dei giornali; mi conforta sicuramente la storia intensissima del mio vissuto e, ancor più, la gioia del presente. Il minimo comune multiplo dei tre capitoli è nella musica quale incessante coesivo tra le persone. A questo punto, dei bilanci non so cosa farne: ho suonato, ho ammirato chi suonava, suono e cerco chi suona, voglio suonare ma soprattutto ascoltare chi suona e sempre insieme e tra la gente che diviene amica, grazie alla magia delle onde sonore che ci distaccano dalla realtà spesso inclemente e ci portano in un mondo straordinario e alternativo.

Da quasi quarant'anni, nei borghi, nei castelli, in riva al mare, nelle cattedrali, nelle piazze, nei teatri, nei salotti culturali, vivo in simbiosi con il mio flauto e partecipo, tra il pubblico, agli eventi musicali che riesco a raggiungere per ascoltare chi suona. Lo faccio con gli amici e con nuovi conoscenti. Dalla magica atmosfera di Portico di Romagna, ove il grande Andrea Oliva ha tenuto una masterclass ad allievi venuti dall'estero, alla cena rossiniana, alla "incursione" veneziana ne "La Fenice", eravamo in centoventi, ai Concerti inebrianti nel Salone degli Albicini, nella casa de "La Scranna", le donne di Armònia anche quest'anno che si conclude, hanno dato il loro piccolo ma significativo contributo a quello stimolo culturale musicale che unisce tutti e non conosce la parola divisione. Progetti per il futuro? Continuare a fare quanto stiamo già facendo, dando il meglio nella certezza che i nostri amici continueranno ad apprezzare la nostra voglia di vita in armonia con Armònia e ci stimoleranno ulteriormente verso la gioia che trasmette l'arte.

                                                                          Filomena de Pasquale

così scrivevo nel  '93.....   

                             

Alla scoperta della Musica Classica

La musica folk non è in B

Spinto dalla necessità di procurarsi il cibo e di cercarsi una tana, l’uomo andò a caccia e fissò il territorio sul quale stanziarsi. Evoluta la specie, cambiò il suo modo di fare ma non la sostanza delle cose. E’ vero, ha cercato di scegliere quale fosse il lavoro più congeniale a sè ma, cosa volete, non sempre a ciascuno riesce di fare il lavoro che avrebbe voluto e, spesso, l’aspirazione è rimasta un sogno, è stata riposta nei cassetti dei progetti irrealizzati, talvolta è diventata frustrazione. Anche l’amore ha spinto il genere umano in molte scelte della sua storia. E, ancora di più, le pulsioni sessuali. Talvolta intrattenibili, non raramente hanno tirato nei pasticci più d’uno. Ma quando il primo uomo delle caverne ha cominciato, ad Altamira, per esempio, a fare strani segni sulla roccia, che cosa lo spingeva a “dipingere”?  

   Di certo quelli erano i tempi in cui altri “artisti” scoprivano che battendo una pietra contro l’altra in modo cadenzato veniva fuori il ritmo e richiamando con urla i lontani compagni, si poteva anche “cantare”. In quei tempi, nessuna scuola, nessuna moda condizionava le loro “ espressioni artistiche”, esse si liberavano in un bisogno, pari a quelli per così dire meno nobili, più fisiologici, ma ugualmente naturali. Quando perfezionarono gli utensili da lavoro e “arredarono” le loro palafitte, cominciarono a nascere le prime orchestre, naturalmente popolari. Taluno urlava, altri portavano il ritmo, qualcuno cominciò a tirar sibili da canne forate. Da allora tutte le espressioni musicali di un popolo, caratterizzate segnatamente dagli strumenti che esso ha “inventato”, ma anche e di più ancora dal patos che in esse vi ha trasfuso, sono state identificate come musica folcloristica. E fin qui passi.

   Non mi sta bene però che questa forma artistica, la più genuina che ci sia, al pari della pittura naif, sia da taluni considerata di serie B. Tale relegazione, basata essenzialmente su valutazioni qualitative del tessuto musicale, sull’abilità degli esecutori, ma in genere su tutto il risultato espressivo, non tiene in giusto conto il diverso punto di partenza di quest’arte, del diverso percorso, dell’approccio con l’utente. La musica folcloristica o più correttamente “popolare”, nasce per genuina sollecitazione della coscienza collettiva e non già per l’intuizione di un solo maestro. Come tale,  essa rappresenta la più diretta testimonianza del sentimento originario di quella “societas” ed anche gli strumenti adoperati la dicono lunga sul grado tecnologico raggiunto da un popolo nelle varie fasi del suo cammino. I lunghi lamenti arabi e le preghiere indiane sono espressioni evidenti della intensa spiritualità di quella gente, solita rivolgersi al cielo arpeggiando poche corde e modulando lunghi suoni vocali. Chi non riconosce assonanza tra le “tarantelle” irlandesi e i lunghi fiumi di birra rossa per liete feste nelle grandi distese verdi di quell’isola ? E perché mai la nostra Ornella Vanoni ha scelto di interpretare le canzoni brasiliane di grandi cantautori neolatini se non per l’identità di lunghezza d’onda evidentemente esistente tra lei e quella apparente gioia di vivere che si avverte nelle contraddizioni tra le favelas e gli alberghi a 5 stelle delle catene americane ? 

   Queste cose scrivo rileggendo “Gargano e Grecia”, un bel capitolo di “Gargano Segreto" di  Pasquale Soccio. Intanto, per  fatale coincidenza, sta "passando" la cassetta acquistata l’anno scorso in Grecia. Si tratta di musica popolare, naturalmente, giacché il turista, megalomane di souvenir da mostrare agli amici, non può che legare il ricordo dei suoi viaggi alle immagini della terra visitata e all’anima di quella gente, cioè la sua musica. Le note dei mandolini greci riportano alla memoria le terse acque dell’Egeo e il pullulare degli arcipelaghi, lo sfavillare degli occhi dei pescatori, quasi tutti improvvisatisi guide turistiche. E’ vero, ha ragione il maestro ! Grecia e Gargano non hanno in comune solo la G. Coincide la loro storia, l’orografia e taluni canti popolari. Il folk è un’espressione collettiva, pura. E la spontaneità è vincente, è una squadra di serie A.

 

Mercoledì 11 Maggio 1993  

sulla pagina "cultura e spettacoli" del quotidiano  -Roma-

a firma di Filomena de Pasquale

 

 

 

 

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Mi alimento di armonìa e umanità. Vivo le emozioni e mi consumo nell'entusiamo. Voglio che siate in gioia con me e non c'è modo migliore che farlo nell'arte e nella conoscenza.

L'Associazione,  che fondai nella mia San Severo nel 1992, rinasce nel 2015 a Forlì per il prezioso apporto di   Jeda Carmen Mocellin, Marta Donati, Rosa Marzullo, Laura Parodi, Claudia Cola e altre importanti  amiche a me molto care.

Le ringrazio vivamente per la preziosa carica di vitalità e sollecito tutte a servire le finalità che ci proponiamo con indemolibile fermezza, nella consapevolezza che l'esempio  per i giovani e il loro coinvolgimento costituiscono un importante anello della catena per trainare la società attuale fuori dal guado nel quale si trova. Saper rinunciare alla individualità, per la costituzione di un gruppo efficiente, è il punto di forza di ogni strategia votata al bene.

                                           Filomena de Pasquale

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