ARMòNIA proposte culturali
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IL PROVINCIALE - Anno IV n. 11 Novembre 1993 Foggia

SE I BILANCI HANNO UN SENSO

In qualche angolo della memoria, giaceva impolverata la nozione scolastica sulla storia del tempo. La vicinanza di mio figlio alla quarta elementare e la sua richiesta di aiuto nel ripasso delle nozioni sui Sumèri hanno risvegliato il ricordo delle abilità di quel popolo che prese a misurare il gioco della luce e della notte e quindi dello scorrere del tempo. I nevrotici contabili di oggi, alle annualità hanno accoppiato il calcolo della rendicontazione, cosa ben lontana del bilancio morale che a fine anno ci sollecita il sacerdote sull'altare. Insomma, mi sono ritrovata a chiedere a me stessa cosa stia facendo ora, cosa facevo ieri e cosa intendo fare domani. Partendo dall'ultimo quesito, un senso di smarrimento dovrebbe prendermi a sentire le notizie dei giornali; mi conforta sicuramente la storia intensissima del mio vissuto e, ancor più, la gioia del presente. Il minimo comune multiplo dei tre capitoli è nella musica quale incessante coesivo tra le persone. A questo punto, dei bilanci non so cosa farne: ho suonato, ho ammirato chi suonava, suono e cerco chi suona, voglio suonare ma soprattutto ascoltare chi suona e sempre insieme e tra la gente che diviene amica, grazie alla magia delle onde sonore che ci distaccano dalla realtà spesso inclemente e ci portano in un mondo straordinario e alternativo.

Da quasi quarant'anni, nei borghi, nei castelli, in riva al mare, nelle cattedrali, nelle piazze, nei teatri, nei salotti culturali, vivo in simbiosi con il mio flauto e partecipo, tra il pubblico, agli eventi musicali che riesco a raggiungere per ascoltare chi suona. Lo faccio con gli amici e con nuovi conoscenti. Dalla magica atmosfera di Portico di Romagna, ove il grande Andrea Oliva ha tenuto una masterclass ad allievi venuti dall'estero, alla cena rossiniana, alla "incursione" veneziana ne "La Fenice", eravamo in centoventi, ai Concerti inebrianti nel Salone degli Albicini, nella casa de "La Scranna", le donne di Armònia anche quest'anno che si conclude, hanno dato il loro piccolo ma significativo contributo a quello stimolo culturale musicale che unisce tutti e non conosce la parola divisione. Progetti per il futuro? Continuare a fare quanto stiamo già facendo, dando il meglio nella certezza che i nostri amici continueranno ad apprezzare la nostra voglia di vita in armonia con Armònia e ci stimoleranno ulteriormente verso la gioia che trasmette l'arte.

                                                                          Filomena de Pasquale

così scrivevo nel  '93.....   

                             

Alla scoperta della Musica Classica

La musica folk non è in B

Spinto dalla necessità di procurarsi il cibo e di cercarsi una tana, l’uomo andò a caccia e fissò il territorio sul quale stanziarsi. Evoluta la specie, cambiò il suo modo di fare ma non la sostanza delle cose. E’ vero, ha cercato di scegliere quale fosse il lavoro più congeniale a sè ma, cosa volete, non sempre a ciascuno riesce di fare il lavoro che avrebbe voluto e, spesso, l’aspirazione è rimasta un sogno, è stata riposta nei cassetti dei progetti irrealizzati, talvolta è diventata frustrazione. Anche l’amore ha spinto il genere umano in molte scelte della sua storia. E, ancora di più, le pulsioni sessuali. Talvolta intrattenibili, non raramente hanno tirato nei pasticci più d’uno. Ma quando il primo uomo delle caverne ha cominciato, ad Altamira, per esempio, a fare strani segni sulla roccia, che cosa lo spingeva a “dipingere”?  

   Di certo quelli erano i tempi in cui altri “artisti” scoprivano che battendo una pietra contro l’altra in modo cadenzato veniva fuori il ritmo e richiamando con urla i lontani compagni, si poteva anche “cantare”. In quei tempi, nessuna scuola, nessuna moda condizionava le loro “ espressioni artistiche”, esse si liberavano in un bisogno, pari a quelli per così dire meno nobili, più fisiologici, ma ugualmente naturali. Quando perfezionarono gli utensili da lavoro e “arredarono” le loro palafitte, cominciarono a nascere le prime orchestre, naturalmente popolari. Taluno urlava, altri portavano il ritmo, qualcuno cominciò a tirar sibili da canne forate. Da allora tutte le espressioni musicali di un popolo, caratterizzate segnatamente dagli strumenti che esso ha “inventato”, ma anche e di più ancora dal patos che in esse vi ha trasfuso, sono state identificate come musica folcloristica. E fin qui passi.

   Non mi sta bene però che questa forma artistica, la più genuina che ci sia, al pari della pittura naif, sia da taluni considerata di serie B. Tale relegazione, basata essenzialmente su valutazioni qualitative del tessuto musicale, sull’abilità degli esecutori, ma in genere su tutto il risultato espressivo, non tiene in giusto conto il diverso punto di partenza di quest’arte, del diverso percorso, dell’approccio con l’utente. La musica folcloristica o più correttamente “popolare”, nasce per genuina sollecitazione della coscienza collettiva e non già per l’intuizione di un solo maestro. Come tale,  essa rappresenta la più diretta testimonianza del sentimento originario di quella “societas” ed anche gli strumenti adoperati la dicono lunga sul grado tecnologico raggiunto da un popolo nelle varie fasi del suo cammino. I lunghi lamenti arabi e le preghiere indiane sono espressioni evidenti della intensa spiritualità di quella gente, solita rivolgersi al cielo arpeggiando poche corde e modulando lunghi suoni vocali. Chi non riconosce assonanza tra le “tarantelle” irlandesi e i lunghi fiumi di birra rossa per liete feste nelle grandi distese verdi di quell’isola ? E perché mai la nostra Ornella Vanoni ha scelto di interpretare le canzoni brasiliane di grandi cantautori neolatini se non per l’identità di lunghezza d’onda evidentemente esistente tra lei e quella apparente gioia di vivere che si avverte nelle contraddizioni tra le favelas e gli alberghi a 5 stelle delle catene americane ? 

   Queste cose scrivo rileggendo “Gargano e Grecia”, un bel capitolo di “Gargano Segreto" di  Pasquale Soccio. Intanto, per  fatale coincidenza, sta "passando" la cassetta acquistata l’anno scorso in Grecia. Si tratta di musica popolare, naturalmente, giacché il turista, megalomane di souvenir da mostrare agli amici, non può che legare il ricordo dei suoi viaggi alle immagini della terra visitata e all’anima di quella gente, cioè la sua musica. Le note dei mandolini greci riportano alla memoria le terse acque dell’Egeo e il pullulare degli arcipelaghi, lo sfavillare degli occhi dei pescatori, quasi tutti improvvisatisi guide turistiche. E’ vero, ha ragione il maestro ! Grecia e Gargano non hanno in comune solo la G. Coincide la loro storia, l’orografia e taluni canti popolari. Il folk è un’espressione collettiva, pura. E la spontaneità è vincente, è una squadra di serie A.

 

Mercoledì 11 Maggio 1993  

sulla pagina "cultura e spettacoli" del quotidiano  -Roma-

a firma di Filomena de Pasquale

 

 

 

 

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Mi alimento di armonìa e umanità. Vivo le emozioni e mi consumo nell'entusiamo. Voglio che siate in gioia con me e non c'è modo migliore che farlo nell'arte e nella conoscenza.

L'Associazione,  che fondai nella mia San Severo nel 1992, rinasce nel 2015 a Forlì per il prezioso apporto di   Jeda Carmen Mocellin, Marta Donati, Rosa Marzullo, Laura Parodi, Claudia Cola e altre importanti  amiche a me molto care.

Le ringrazio vivamente per la preziosa carica di vitalità e sollecito tutte a servire le finalità che ci proponiamo con indemolibile fermezza, nella consapevolezza che l'esempio  per i giovani e il loro coinvolgimento costituiscono un importante anello della catena per trainare la società attuale fuori dal guado nel quale si trova. Saper rinunciare alla individualità, per la costituzione di un gruppo efficiente, è il punto di forza di ogni strategia votata al bene.

                                           Filomena de Pasquale

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